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Perché evitare le salviette usa e getta? Il vero costo ambientale che pochi sanno

Silvano Zambellidi Silvano Zambelli· 16/08/2026 12:45
Perché evitare le salviette usa e getta? Il vero costo ambientale che pochi sanno

Le salviette usa e getta non si dissolvono nello scarico, rilasciano microfibre in ambiente e intasano gli impianti. Il loro ciclo di vita pesa in CO2, acqua e rifiuti. Il costo lo paghiamo due volte: a scaffale e sulla bolletta dei servizi.

Ho passato anni nelle sale pompe e sulle griglie dei depuratori. Le salviette arrivano a mucchi, si attorcigliano come funi. Fermano coclee, pompe, valvole. Ore di lavoro spese a tagliarle, con rischio di infortuni e impianto fermo. Ogni blocco è energia sprecata e fanghi in più da smaltire.

Di cosa sono fatte e perché non spariscono

Molte salviette contengono viscosa mista a poliestere o polipropilene. La fibra sintetica non si biodegrada in tempi utili. In acqua le salviette si sfaldano in brandelli resistenti. Non sono carta igienica: la carta si disfa, la salvietta no.

Le diciture “biodegradabile” o “flushable” spesso si basano su test di laboratorio poco aderenti alla realtà delle reti fognarie. In tubi con curve, grassi e sabbie, i tempi si allungano. Intanto, le fibre liberano microplastiche che finiscono nei corsi d’acqua.

Il profumo e gli additivi aumentano il carico inquinante. Tensioattivi e conservanti richiedono più ossigeno nel trattamento delle acque reflue. Significa più energia in aerazione e più fanghi da gestire.

Dove si inceppano le città

Il primo collo di bottiglia sono le pompe di sollevamento. Lì ho visto salviette avvolgersi alle giranti e bruciare i motori. Un fermo può durare ore: autospurgo, estrazione, pulizia, rimontaggio. Nel frattempo, i pozzetti traboccano.

Ai depuratori, le griglie “pescano” sacchi di salviette miste a grassi. Sono gli embrioni dei fatberg. Più a valle, nei sedimentatori, i fiocchi intrappolano sabbie e si depositano. I dissabbiatori si riempiono più in fretta. Nelle linee fanghi, le salviette peggiorano la disidratazione: tele e centrifughe lavorano peggio, i polielettroliti salgono, i costi pure.

Ogni tonnellata di vaglio da smaltire pesa in trasporto e incenerimento. Quella tonnellata è fatta in larga parte di salviette. Non è un dettaglio: sono volumi quotidiani, tutti i giorni dell’anno.

Il conto climatico e dei rifiuti

Una salvietta è un prodotto complesso. Pulp di cellulosa trattato, fibre sintetiche, acqua processata, chimica di conservazione, imballaggi multistrato. Ogni fase consuma energia. La logistica aggiunge chilometri. Il fine vita è quasi sempre incenerimento o discarica.

Se finisce nel WC, il suo impatto raddoppia: oltre allo smaltimento del vaglio, c’è l’energia extra per sminuzzare, ossigenare, disidratare. Se finisce nell’ambiente, contribuisce a microplastiche e littering lungo fiumi e spiagge. È rifiuto visibile e persistente.

Il buon senso dice: un uso di pochi secondi non giustifica un residuo che dura anni. L’usa e getta ha senso in contesti clinici o di emergenza, non nella routine domestica o d’ufficio.

Cosa dicono le norme (e cosa manca)

La gestione corretta dei rifiuti e la prevenzione alla fonte sono principi della Direttiva 2008/98/CE. Diverse campagne pubbliche indicano di non gettare salviette nel WC. Alcuni marchi “flushable” esistono, ma gli standard volontari non coincidono con le condizioni reali delle fognature.

Servono etichette chiare e verifiche indipendenti su disgregabilità, rilascio di microfibre e impatto sugli impianti. Le multiutility già contabilizzano i costi extra di rimozione. Farli emergere nelle policy aiuterebbe scelte più trasparenti.

Alternative che funzionano (testate sul campo)

  • Per l’igiene personale: bidet o doccino e asciugamani lavabili. Per fuori casa, fazzoletti in cotone e una piccola borraccia con acqua. Semplice, economico, efficace.
  • Per bambini: panni in cotone o bambù con sola acqua tiepida. Se serve detergente, usarne poco e risciacquare. I pannolini lavabili riducono drasticamente l’usa e getta associato.
  • Per la casa: panni in microfibra durevoli, lavati correttamente. Spruzzatore con detergente concentrato diluito. Meno plastica, più controllo della chimica in campo.
  • Per uffici e locali: dispenser di sapone e carta certificata, segnaletica “Il WC non è un cestino”. Contenitori dedicati nei bagni, svuotati spesso. La differenza la fanno i dettagli.
  • In viaggio: salviette asciutte riutilizzabili e flaconcino ricaricabile. Evita pacchi ingombranti e imballi superflui.

Lavaggi: 40 °C con pieno carico, detersivo dosato e, se possibile, rete catturapelucchi per ridurre le microfibre in scarico. Anche la microfibra rilascia: meglio capi di qualità e cicli meno aggressivi.

Cosa possono fare aziende e PA

Inserire criteri specifici nei capitolati di pulizia: divieto di salviette monouso non certificate, preferenza per sistemi riutilizzabili, formazione del personale. Nei bagni pubblici, cestini capienti e cartelli chiari riducono i conferimenti impropri e gli intasamenti.

Audit periodici sui rifiuti prodotti nei siti. Spesso le salviette emergono come “voce nascosta” dei costi. Ridurle libera budget e riduce fermi impianto. Nelle scuole, laboratori pratici con i gestori idrici sensibilizzano più di qualunque poster.

Una scena che non dimentico

Turno notturno, pioggia. Livello che sale, allarme in centrale. Griglia intasata da una gomitata di salviette e grassi. Due tecnici, cesoie e ganci. Odore forte, tempo che corre. Sblocchiamo, il flusso riparte. Il mattino dopo, quintali di vaglio sul bilico. Moltiplicate quella scena per migliaia di impianti. E capirete perché una scelta apparentemente piccola pesa così tanto.

La soluzione è pragmatica: usare salviette solo quando non c’è alternativa reale. Mai nel WC. Puntare su sistemi riutilizzabili. Pretendere etichette oneste e servizi che funzionano. Così si alleggerisce il lavoro a valle, si rispetta l’acqua e si spende meno dove conta.

Silvano Zambelli
Silvano Zambelli

Silvano ha trascorso parte della sua carriera come tecnico per impianti di depurazione delle acque, imparando dall’esperienza diretta quanto sia fondamentale la manutenzione, la sicurezza e l’igiene. Racconta storie pratiche e concrete dal mondo del lavoro.